ROI nel marketing: formula, calcolo e interpretazione

Verificato dalla redazione

Una campagna può portare più ordini e lasciare comunque poco margine, se acquisire quei clienti costa troppo. Il ROI nel marketing serve a verificare proprio questo: mette il risultato economico in rapporto con l’investimento. Il numero che ottieni dipende però da quali ricavi attribuisci alla campagna, da quali costi includi e da quanto tempo lasci alle vendite per concludersi. Per capirlo, seguiamo un esempio di calcolo e vediamo che cosa cambierebbe dopo un intervento sulla campagna.

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Un professionista del marketing calcola il ROI di una campagna pubblicitaria

Che cosa misura il ROI nel marketing

ROI significa Return on Investment, cioè rendimento dell’investimento. Nel marketing confronta il risultato economico attribuito a un’attività con i costi sostenuti per ottenerlo. Se il valore è superiore a zero, i ricavi attribuiti superano i costi inclusi nel calcolo; se è inferiore, accade il contrario. È una lettura valida per il perimetro e il periodo scelti: una vendita che arriverà il mese prossimo, per esempio, non compare nel risultato di oggi.

Come indicatore chiave per il marketing, il ROI aiuta a decidere se mantenere una campagna, modificarla o investirci di più. Un test ha bisogno di una situazione iniziale verificabile: spesa, ordini pagati, margine e tempo trascorso tra il primo contatto e l’incasso. L’ipotesi potrebbe essere che una pagina di destinazione più chiara aumenti le vendite a parità di budget. L’effetto della modifica si vede confrontando di nuovo quelle stesse grandezze. Un aumento dei clic o dei contatti è interessante, ma l’ipotesi economica è confermata soltanto se migliora anche il risultato per l’impresa.

Il volume delle vendite, da solo, può trarre in inganno. Una campagna può vendere di più mentre il costo di acquisizione cresce ancora più in fretta; un’altra può mostrare un ROI elevato dopo aver ristretto il pubblico, ma produrre troppo pochi ordini. Per questo il risultato va letto insieme a margine, numero di clienti, tempo necessario per chiudere una vendita e possibilità di aumentare il budget. Secondo l’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano, nel 2025 la pubblicità online ha raggiunto in Italia 6,2 miliardi di euro, pari al 53% del mercato pubblicitario nazionale. La dimensione del canale rende ancora più utile misurare i singoli investimenti, senza offrire però una soglia di ROI valida per tutte le campagne.

I rendimenti dell’email marketing possono essere molto diversi da quelli della pubblicità rivolta a persone che ancora non conoscono il prodotto. Per confrontare due canali servono dati dello stesso mercato e costi calcolati nello stesso modo. Conta anche il compito della campagna:

  • trovare nuovi clienti;
  • favorire un secondo acquisto;
  • recuperare chi ha smesso di comprare.

Ognuno di questi obiettivi ha costi e tempi di ritorno differenti.

Il ROI indica se l’investimento ha reso nel periodo osservato. Per capire perché, guarda quanto costano i clic, quanti portano a un ordine pagato e quale margine lasciano le vendite.

Formula del ROI e costi da considerare

La formula del ROI è (ricavi attribuiti - costi complessivi) / costi complessivi. Qui i ricavi attribuiti sono quelli degli ordini pagati assegnati alla campagna nel periodo scelto, al netto di resi e annullamenti e prima di sottrarre il costo del venduto. Moltiplicando il risultato per 100 ottieni il ROI percentuale. La formula è semplice, ma due persone possono arrivare a percentuali diverse per la stessa campagna se includono costi differenti.

Google Ads definisce il ROI come (entrate attribuite agli annunci - costi complessivi) / costi complessivi. Per esprimerlo in percentuale, il risultato va moltiplicato per 100.

Guida di Google Ads, Ritorno sull'investimento

Nel confronto tra situazione iniziale e situazione successiva, mantieni gli stessi criteri di calcolo. Se prima registri soltanto gli ordini pagati e dopo assegni un valore anche ai moduli compilati, la differenza non misura più soltanto l’effetto dell’intervento. Lo stesso accade se aggiungi il costo dell’agenzia in uno solo dei due periodi. Accanto al ROI annota quindi la base economica, il periodo, il modello di attribuzione e le voci di spesa. Un foglio di calcolo basta per un test piccolo. Se i contatti arrivano dal sito o dal telefono, collega la loro provenienza alle vendite. Il CRM registra come procede ciascun contatto fino al pagamento. Anche strumenti di analisi e integrazioni hanno un costo che dipende dal piano e dal volume di dati.

Foglio di calcolo con la formula del ROI e i costi

Quali ricavi e quali spese includere

Ricavi e spese devono riferirsi alla campagna che stai valutando. Se la vendita avviene dopo una telefonata, devi poterla collegare al contatto generato dalla pubblicità; se un ordine viene annullato, non può restare tra i ricavi effettivi. Per un ROI basato sul profitto considera la spesa pubblicitaria e gli altri costi pertinenti: prodotto o servizio venduto, lavoro di agenzia e team, creatività, pagina di destinazione, strumenti di analisi, CRM, sconti e resi. Dichiara sempre quali voci hai incluso. In Italia, quando usi cookie di profilazione o altri strumenti di tracciamento pubblicitario, considera anche il lavoro necessario per gestire il consenso.

Le Linee guida del Garante sono del 10 giugno 2021.

Prima del calcolo, registra almeno queste voci:

  • budget pubblicitario per canale e campagna;
  • compensi di agenzia, specialisti e personale interno;
  • produzione di annunci, testi e pagine di destinazione;
  • analisi dei dati, tracciamento delle chiamate e integrazioni CRM;
  • costo del venduto, sconti, spedizioni e resi, quando incidono sul risultato considerato.

Vendite pari al 500% della spesa pubblicitaria possono ancora nascondere una perdita. Con 100 € di pubblicità e 500 € di vendite, un margine lordo del 15% produce 75 € di margine: meno dei 100 € spesi per gli annunci, già prima degli altri costi. Il valore delle conversioni aiuta dunque a gestire le campagne, ma la redditività emerge soltanto quando lo confronti con il margine e con le spese pertinenti. Anche la gestione del consenso, se necessaria, fa parte del perimetro economico: due ROI calcolati con voci di costo diverse non sono direttamente confrontabili.

Un esempio di calcolo su una campagna

La guida italiana di Google Ads propone un esempio completo: sei prodotti venduti a 200 € ciascuno generano 1.200 € di ricavi. Il costo di produzione è 600 € e la spesa pubblicitaria è 200 €. I costi considerati sommano quindi 800 € e il calcolo è (1.200 € - 800 €) / 800 € × 100: ROI del 50%. È un esempio utile perché mostra che i 1.200 € di vendite non coincidono con il denaro rimasto dopo i costi.

Nell’esempio di Google Ads, 1.200 € di vendite, 600 € di costo di produzione e 200 € di spesa pubblicitaria danno un ROI del 50%: (1.200 € - 800 €) / 800 €.

Guida di Google Ads, Ritorno sull'investimento

Per trasformare il calcolo in un test, fissa prima anche i passaggi della campagna. Il CTR indica la percentuale di visualizzazioni dell’annuncio che portano a un clic. Nella simulazione, un CTR ipotetico del 2% su 5.000 visualizzazioni produce 100 clic. Con un CPC, il costo medio per clic, ipotetico di 2 €, la spesa sarebbe di 200 €. Registra poi quanti clic diventano contatti e quanti contatti portano alle sei vendite dell’esempio. L’ipotesi potrebbe essere che una pagina più chiara aumenti gli ordini mantenendo invariata la spesa. Dopo la modifica, confronta visualizzazioni dell’annuncio, clic, contatti, vendite, margine e ROI con i valori iniziali. CTR e CPC descrivono il percorso, mentre gli ordini pagati e i loro costi determinano il risultato economico.

Per ripetere il calcolo senza cambiare base:

  1. Raccogli tutte le spese pertinenti per il periodo scelto.
  2. Collega i contatti agli ordini effettivamente pagati.
  3. Calcola i ricavi attribuiti e sottrai annullamenti e resi.
  4. Applica la formula usando lo stesso perimetro di costi.
  5. Confronta il risultato con l’ipotesi iniziale e con il volume di vendite.

Se dopo l’intervento le vendite aumentano ma servono sconti maggiori o più lavoro per gestire i contatti, ricalcola il ROI includendo quelle spese. Il test può migliorare il tasso di conversione senza migliorare il profitto: è un esito da interpretare, non un motivo per fermarsi al dato più favorevole.

ROI e ROAS: che cosa cambia

ROAS è il valore delle conversioni attribuite diviso per la spesa pubblicitaria. Il ROI mette invece il risultato economico in rapporto ai costi complessivi definiti per l’analisi. Il ROAS è utile per seguire gli annunci e regolare le campagne; il ROI serve a valutarne la redditività per l’impresa.

Nell’esempio precedente, 1.200 € di vendite attribuite e 200 € di pubblicità danno un ROAS del 600%. Il ROI è del 50% perché comprende anche i 600 € di produzione. La differenza pesa soprattutto quando il margine è basso. A parità di 100 € di pubblicità, un prodotto con ROAS del 400% e margine lordo del 10% genera 40 € di margine; un prodotto con ROAS del 250% e margine del 40% ne genera 100 €, prima degli altri costi. Guardando soltanto il ROAS, sceglieresti il primo. Guardando ciò che rimane per coprire la pubblicità, il giudizio cambia.

Un altro rapporto utile è la quota della spesa pubblicitaria sui ricavi attribuiti: si calcola dividendo la prima per i secondi. È il rapporto inverso del ROAS, purché numeratore e denominatore si riferiscano alle stesse vendite. Per decidere quanto investire ancora, però, servono anche costo del venduto, resi e lavoro necessario per ottenere quelle vendite. Un ROAS elevato può convivere con un ROI negativo se il margine non copre queste voci. Nella tabella, lead significa persona che ha lasciato i propri dati per essere ricontattata.

Confronto tra ROI e altre metriche pubblicitarie
Metrica di marketingROIROMIROASQuota della spesa pubblicitaria sui ricaviCPA/CPL
Base del calcoloRisultato economico netto rispetto ai costi complessivi dichiaratiRendimento attribuito al marketing rispetto ai costi di marketing dichiaratiValore delle conversioni attribuite diviso per spesa pubblicitariaSpesa pubblicitaria divisa per ricavi attribuitiSpesa divisa per azioni o lead definiti
Domanda principaleL’investimento è redditizio secondo il perimetro scelto?Il marketing genera un ritorno rispetto al suo costo?Quanto valore attribuito produce la spesa pubblicitaria?Quale parte dei ricavi attribuiti assorbe la pubblicità?Quanto costa ottenere l’azione o il lead?
Limite da verificareAttribuzione, periodo e completezza dei costiDefinizione dei costi di marketing e del risultato attribuitoMargine, resi e altri costiMargine e qualità delle venditeQualità dei lead, vendite concluse e valore del cliente
Uso gestionaleValutare la redditività e la possibilità di investire ancoraValutare il budget di marketingOttimizzare le campagne pubblicitarieControllare l’incidenza della pubblicità sui ricaviMonitorare il costo delle azioni e dei lead nel percorso di vendita

ROMI concentra l’analisi sulle spese di marketing. La quota della spesa pubblicitaria sui ricavi mostra quanta parte delle vendite attribuite viene assorbita dagli annunci. CPA e CPL misurano il costo di passaggi specifici. Queste metriche aiutano a individuare dove intervenire; il ROI verifica se l’effetto finale giustifica i costi dichiarati.

Se punti a un ROAS target del 500%, stai chiedendo cinque unità di valore delle conversioni per ogni unità spesa in pubblicità. Un obiettivo troppo alto può ridurre il traffico disponibile. Prima di alzarlo, guarda anche il margine: nel ROI il costo del venduto rientra tra i costi complessivi e può cambiare parecchio il giudizio sulla campagna.

ROI, CPA e CPL: il costo di un lead non è il profitto

CPA indica il costo per azione; CPL, il costo per lead. Si calcolano dividendo la spesa per il numero di azioni o contatti scelti come risultato. Specifica sempre quale evento stai contando: un modulo inviato, una richiesta qualificata e una vendita sono tre risultati diversi.

Due gruppi di annunci possono avere costi per lead molto diversi:

  • il primo porta contatti a un prezzo più basso, ma pochi arrivano all’acquisto;
  • il secondo costa di più per ogni contatto e ne trasforma una quota maggiore in clienti.

Un CPL inferiore non basta a scegliere il primo. Se i lead raddoppiano ma la quota che diventa cliente scende a un terzo, il numero di vendite cala a due terzi di quello iniziale, a parità delle altre condizioni. La convenienza dell’acquisizione va quindi verificata fino al pagamento e al margine ottenuto.

Il CPA divide la spesa per il numero di azioni definite come conversioni; il CPL usa come denominatore i lead. Per confrontare i valori devi prima specificare quale evento conta come conversione.

Google Ads Help, Different ways to track conversions

Rivedere annunci, pubblico e pagina di destinazione può ridurre il costo per lead; resta da vedere quanti di quei contatti diventano clienti redditizi. Qui entra in gioco il CAC, cioè il costo di acquisizione di un cliente. Il CAC va letto insieme al LTV, il valore che il cliente porta nel corso del rapporto con l’impresa. Se gli acquisti successivi sono una parte importante del modello di business, il ROI della prima vendita e quello di un gruppo di clienti acquisiti nello stesso periodo rispondono a domande differenti. Dichiara sempre il periodo usato per stimare il LTV e verifica che le vendite successive siano effettivamente osservate.

Per seguire il percorso dal clic al risultato economico:

  1. Calcola separatamente il costo per clic, per lead e per cliente.
  2. Misura la conversione tra contatto, qualificazione e pagamento.
  3. Aggiungi valore dell’ordine, margine, resi e CAC.
  4. Confronta ROI e rapporto tra LTV e CAC usando periodi coerenti.

Se il CPL migliora mentre peggiora la qualità dei lead, il ROI può diminuire. La causa si trova spesso dopo il modulo: meno contatti idonei, più tempo speso dal reparto commerciale o meno ordini pagati. Intervenire soltanto sugli annunci, senza leggere questi passaggi, può far apparire riuscito un test che ha ridotto il profitto.

Se il reparto vendite segnala più richieste fuori target, controlla la quota di contatti che arriva al pagamento prima di aumentare il budget sulla base del solo CPL.

I dati necessari prima di calcolare il ROI

Per arrivare a un ROI utilizzabile collega quattro gruppi di dati: spese per campagna, conversioni sul sito, stato delle opportunità nel CRM e ricavi o margini degli ordini pagati. Poi definisci quali costi entrano nel calcolo. Se la vendita si chiude al telefono o fuori dal sito, un report limitato alle conversioni online può attribuire troppo pochi ricavi alla campagna che ha generato il contatto.

Prima dell’avvio del test, l’ipotesi determina quali eventi osservare: visita della pagina, invio del modulo, chiamata, qualificazione, ordine e pagamento. Il monitoraggio delle conversioni deve assegnare un valore alle azioni pertinenti e includere le vendite concluse offline quando incidono sul risultato. Google Analytics 4 può mostrare dove gli utenti proseguono o abbandonano il percorso nella sua esplorazione della canalizzazione e consente di analizzare fonti di traffico e attribuzione. Per conoscere margini e stato delle vendite, quei dati vanno collegati alle informazioni gestionali.

Dati provenienti da diversi sistemi per calcolare il ROI

Nelle nostre verifiche fissiamo un CPC massimo sostenibile partendo dal margine per vendita, dal tasso di conversione e dall’obiettivo economico, poi lo ricalcoliamo se cambia uno di questi fattori. Controlliamo anche che le azioni incluse nei report corrispondano alle vendite che vogliamo valutare: il valore delle conversioni dipende dagli eventi configurati e dai valori trasmessi. Sono controlli necessari prima di interpretare un ROI apparentemente preciso come prova del rendimento della campagna.

Prima di avviare il test, controlla che:

  • le spese siano separate per canale, campagna e periodo;
  • gli eventi sul sito rappresentino azioni pertinenti;
  • il CRM distingua i contatti nuovi da quelli qualificati, persi e pagati;
  • le vendite siano collegate alla campagna quando il dato è disponibile;
  • resi, annullamenti e sconti siano registrati;
  • il criterio con cui abbini spese e incassi sia dichiarato.

Quando una vendita nasce da una chiamata, il CRM può registrare l’ordine senza conservarne il collegamento con l’annuncio. Il tracciamento delle chiamate e l’importazione delle conversioni offline aiutano a ricostruire quel percorso. In caso contrario, la spesa resta visibile ma parte dei ricavi non ha una fonte attribuibile: il ROI del canale può apparire più debole di quanto sia. Prima di cambiare gli annunci, verifica dunque se manca una parte delle vendite nel calcolo.

Fai una verifica manuale su un piccolo gruppo di contatti: segui ogni passaggio dall’annuncio al pagamento e individua dove si perde l’informazione sulla fonte.

Attribuzione e periodo di osservazione

La attribuzione stabilisce a quali incontri con annunci e altri canali assegnare una vendita. Il periodo di osservazione decide quali vendite sono già entrate nel report. Se una vendita richiede settimane e analizzi soltanto i primi giorni, registri i costi prima dei ricavi. Se usi l’ultimo clic, assegni il risultato al contatto finale idoneo e puoi sottovalutare annunci, contenuti ed email incontrati prima.

Considera un cliente che scopre il prodotto tramite un annuncio, torna dal motore di ricerca e conclude l’acquisto dopo una telefonata. Cambiare modello di attribuzione può modificare la quota di ricavi assegnata a ciascun canale senza cambiare l’ordine pagato. Per leggere il ROI servono quindi sia una finestra temporale coerente con il ciclo di vendita sia un modello di attribuzione dichiarato. Nei report di Google Analytics 4 puoi confrontare i percorsi e scegliere tra il modello basato sui dati, l’ultimo clic dei canali a pagamento e organici e l’ultimo clic dei canali a pagamento Google.

In Google Analytics 4 la finestra predefinita per la maggior parte degli eventi chiave è di 90 giorni; puoi scegliere anche 30 o 60 giorni. Gli eventi di acquisizione hanno un’impostazione predefinita diversa.

Guida di Analytics, Finestra temporale degli eventi chiave

La durata giusta dipende dalla vendita. Nelle vendite tra aziende (B2B) e negli acquisti che richiedono più valutazioni, i costi possono comparire molto prima delle conversioni. Prima di concludere che una campagna non funziona, confronta data del clic, data del contatto e data del pagamento. Una finestra troppo corta può far sembrare debole un’attività ancora in attesa di ordini; l’ultimo clic può, nello stesso momento, assegnare troppo merito al canale che ha chiuso il percorso. Le due scelte alterano il risultato in modi diversi.

Attribuzione e periodo di calcolo del ROI

Anche la configurazione delle conversioni influisce sul numero che leggi. Se modifichi a metà test gli eventi selezionati o i valori inviati alla piattaforma, il ROI apparente può variare perché è cambiata la misurazione. Per le vendite registrate nel CRM dopo una campagna email, dichiara come attribuisci gli ordini e verifica se alcuni sarebbero arrivati anche attraverso altri canali. Un confronto attendibile richiede continuità nel tracciamento, oltre che nelle offerte e nel budget.

Con un ciclo di vendita lungo, distingui tre letture:

  1. Una stima iniziale basata sui contatti e sul valore assegnato alle conversioni.
  2. Una lettura intermedia basata sulle opportunità qualificate.
  3. Il ROI finale basato sugli ordini pagati, al netto di annullamenti e resi.

Le prime due letture aiutano a seguire la campagna mentre le vendite maturano; l’ultima permette di giudicarne il risultato economico osservato. Se i contatti aumentano ma gli ordini pagati diminuiscono, la differenza indica dove approfondire il test. Se invece i dati recenti sono ancora incompleti, aspettare che le conversioni arrivino evita una correzione prematura delle offerte.

Un modello basato sull’ultimo clic può far apparire decisivo il canale che ha chiuso la vendita, anche quando altri contatti hanno contribuito alla scelta. Guarda il percorso prima di interrompere un canale.

Quale ROI è considerato buono?

Un ROI positivo è buono se lascia un rendimento adeguato al margine, al rischio, al capitale investito e al tempo necessario per incassare. La soglia cambia da un’impresa all’altra.

Nel 2025 la pubblicità online rappresentava il 53% degli investimenti pubblicitari italiani, secondo l’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano. Il dato mostra quanto le imprese spendono nel canale, ma non quanto rende il capitale della tua attività. Per un negozio online che incassa rapidamente e per un’impresa B2B che conclude le vendite dopo mesi, lo stesso ROI può quindi portare a decisioni diverse.

La soglia dipende dal modello di business

Se vendi prodotti con margini contenuti, una parte significativa dei ricavi serve già a coprire il costo del venduto. Se la vendita richiede molte ore del personale o il pagamento arriva tardi, anche un ROI positivo può essere insufficiente. Viceversa, un’attività con acquisti ripetuti può valutare il rendimento su un periodo più lungo, purché misuri quei ritorni e dichiari il capitale necessario nell’attesa. Il criterio pratico è stabilire prima del test la soglia che copre costi e rischi dell’impresa, poi verificare se la campagna la raggiunge con un volume di vendite utile.

I risultati variano anche nello stesso canale

Neppure l’email marketing ha un rendimento unico. Una lista di clienti abituali, una sequenza per recuperare acquisti interrotti e una campagna rivolta a contatti appena acquisiti hanno costi e probabilità di vendita differenti. Prima di usare come riferimento il ROI di un’altra attività, verifica come sono stati misurati ricavi e costi e quale gruppo di imprese rappresenta il dato. Un canale vicino all’acquisto può mostrare un buon risultato attribuito all’ultimo contatto, mentre un’attività che ha contribuito prima alla decisione resta meno visibile nel report.

Il costo dei clic è una condizione di partenza

CTR e CPC cambiano tra ricerca, social e altri formati, oltre che per settore e concorrenza. Per stabilire un obiettivo di ROI usa i dati delle tue campagne raccolti nello stesso periodo e con definizioni coerenti. Un clic economico può produrre pochi clienti; uno più caro può convenire se porta ordini con margine sufficiente. Nell’esempio di calcolo, il CPC ipotetico serve a passare dalla spesa ai clic: non rappresenta una media del mercato italiano.

Il costo di acquisizione effettivo nasce dall’intero percorso. Se un intervento aumenta il CTR ma abbassa la quota di visitatori che compra, il prezzo del clic da solo non spiega il risultato. Lo stesso controllo vale per le iniziative CRM e di automazione: considera separatamente le vendite attribuite all’email e le nuove adesioni a un programma fedeltà, poi rapporta ciascun risultato ai costi pertinenti.

Una percentuale alta può avere poco volume

Per valutare se un ROI è utile alla tua attività, considera:

  • margine del prodotto, sconti e resi;
  • valore medio dell’ordine e acquisti successivi;
  • LTV del cliente in rapporto al CAC;
  • tempo che passa dal clic all’incasso;
  • lavoro necessario per gestire i contatti;
  • volume raggiungibile e alternative per il budget;
  • obiettivo della campagna: acquisizione, mantenimento dei clienti o vendita di prodotti specifici.

Dividere i prodotti secondo il margine che portano può aiutarti a riconoscere quali conviene promuovere. Anche un obiettivo di rendimento molto alto richiede cautela: nell’esempio di Google Ads, cinque unità di valore delle conversioni per ogni unità di spesa corrispondono a un ROAS target del 500%, ma un target troppo alto può limitare il traffico. Se le conversioni arrivano giorni o settimane dopo il clic, i dati recenti possono inoltre essere incompleti. Alzare subito l’obiettivo rischia di restringere la campagna mentre parte del risultato deve ancora comparire: prima di cambiare le offerte, distingui un calo reale da un ritardo nella registrazione delle vendite.

Controlli finali prima di decidere il budget

Il controllo finale riguarda soprattutto errori che la formula non segnala: una fattura inserita due volte, un ordine annullato ancora tra le vendite o una chiamata conclusa senza fonte. Ognuno può spostare il ROI e portare a una decisione sbagliata sul budget, pur lasciando intatti gli annunci e la loro resa effettiva.

Verifica dei dati

Gli errori più difficili da vedere sono quelli che producono comunque una percentuale plausibile. Può succedere quando in un report usi i ricavi e in un altro il margine, quando gli incassi arrivano dopo il periodo scelto o quando una vendita telefonica resta senza fonte. I parametri UTM sono codici aggiunti ai link degli annunci per riconoscere da quale campagna arriva una visita. Prima dell’avvio, verifica che quei codici, gli eventi misurati sul sito e gli stati registrati nel CRM corrispondano alla campagna che vuoi analizzare. Se il tracciamento cambia durante il test, una differenza di ROI può riflettere il nuovo metodo di rilevazione anziché un effetto economico.

Lista di controllo per verificare il calcolo del ROI

Prima di decidere sul budget, controlla che:

  • il criterio con cui abbini spese e ricavi ai periodi sia esplicito;
  • le stesse spese non compaiano due volte tra piattaforma, agenzia e foglio di calcolo;
  • gli ordini attribuiti appartengano alla campagna o al segmento analizzato;
  • resi, annullamenti e sconti incidano sul risultato;
  • sia chiaro se stai usando ricavi, margine lordo o margine al netto dei costi operativi di marketing;
  • modello di attribuzione e finestra temporale siano indicati;
  • eventi, parametri UTM e stati del CRM siano rimasti coerenti;
  • i costi pertinenti al tracciamento pubblicitario e alla gestione del consenso siano inclusi.

Ricalcola il risultato con basi diverse

Per vedere quanto pesano le spese, calcola tre versioni: ricavi meno spesa pubblicitaria; margine lordo meno spesa pubblicitaria; margine lordo meno spesa pubblicitaria e costi operativi di marketing. In ogni versione dividi per le spese che hai sottratto. Etichetta ogni scenario: quando parti dal margine lordo, il costo del venduto è già stato tolto e non va sottratto una seconda volta. Se il giudizio sulla campagna cambia da uno scenario all’altro, individua la voce responsabile prima di aumentare il budget. Nel test sulla pagina di destinazione, per esempio, più ordini non bastano a confermare l’ipotesi se il lavoro necessario per ottenerli assorbe il margine aggiuntivo.

Se i conti non tornano

Parti dagli importi pagati e incassati, poi verifica conversioni e stati delle vendite; solo dopo confronta attribuzione e periodi. Così puoi separare un problema della campagna da un’incongruenza nei dati che la descrivono.

Segui questo ordine di controllo:

  1. Confronta le spese pubblicitarie con gli addebiti e le altre fatture pertinenti.
  2. Verifica quali eventi inviano un valore alla piattaforma di analisi.
  3. Collega i contatti alle opportunità nel CRM e agli ordini pagati.
  4. Escludi dal risultato gli ordini annullati e considera i resi.
  5. Ricalcola il ROI iniziale e quello successivo con la stessa formula.

La decisione finale deve poggiare su un confronto che puoi ricostruire: stessi criteri, vendite osservate, costi dichiarati e un periodo abbastanza lungo per il ciclo di acquisto. Solo allora un ROI più alto indica con sufficiente chiarezza che l’intervento ha migliorato il rendimento dell’investimento di marketing.

Domande frequenti
Come ripartisci un costo condiviso tra più campagne?
Scegli un criterio verificabile, per esempio la quota di lavoro dedicata a ciascuna campagna, e annotalo prima del confronto. Assegna ogni costo una sola volta e usa lo stesso criterio per tutte le campagne che vuoi confrontare.
Come eviti di contare due volte un ordine toccato da più campagne?
Definisci un unico modello di attribuzione per il confronto e verifica che la somma dei ricavi assegnati alle campagne non superi quella degli ordini effettivamente pagati. Se cambi modello, ricalcola entrambe le campagne con la stessa regola.
Che cosa fai se una campagna porta contatti qualificati ma ancora nessuna vendita?
Segui quei contatti nel CRM e registra separatamente il loro stato. Puoi usare il loro valore stimato per una lettura provvisoria, dichiarandolo come stima; nel ROI basato sugli incassi includi solo gli ordini effettivamente pagati.
Come aggiorni il ROI se un cliente restituisce un ordine già conteggiato?
Rettifica i ricavi attribuiti alla campagna e considera il rimborso e gli eventuali costi di gestione del reso secondo il perimetro dichiarato. Conserva la versione precedente del report, così resta chiaro perché il ROI è cambiato.
Quando devi ricalcolare il ROI dopo una modifica ai prezzi?
Ricalcolalo quando il nuovo prezzo incide sugli ordini attribuiti alla campagna. Se cambiano anche sconti o margini, aggiorna quelle voci e tieni distinti gli ordini conclusi prima e dopo la modifica: una variazione del ROI potrebbe dipendere dal prezzo anziché dagli annunci.
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Nastja Chekhova
Nastja Chekhova
Marketing
Scritto il 24 luglio 2026 alle ore 07:18
Aggiornato il 26 settembre 2026 alle ore 17:38
Redazione LIVEsurf
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