Le aziende prestano sempre più attenzione a ciò che i propri dipendenti pubblicano e fanno sui social network. Questa forma di controllo interno si è diffusa soprattutto durante la pandemia. Lo indica uno studio condotto dagli specialisti dell’agenzia di selezione UTEAM.
Secondo i dati dell’agenzia, oggi il 18% delle aziende monitora regolarmente l’attività social dei dipendenti. Un altro 47% la controlla di tanto in tanto. Il 36% delle imprese, invece, non segue affatto il comportamento online del personale.
L’attenzione maggiore riguarda di solito i profili social dei manager, dei dipendenti che lavorano a contatto con i clienti e di chi interagisce con i media.
La pandemia e il passaggio di molte imprese al lavoro da remoto hanno inciso molto su questa tendenza. Diverse aziende riconoscono che, con l’inizio dello smart working, i responsabili hanno iniziato a visitare molto più spesso le pagine social dei collaboratori.
Le ragioni del monitoraggio sono diverse. La principale è la tutela della reputazione aziendale. I dirigenti vogliono evitare che sui profili dei dipendenti compaiano post capaci di danneggiare l’immagine dell’impresa. Un altro motivo è il timore che un lavoratore renda pubblici documenti o informazioni interne. Inoltre, alcuni datori di lavoro controllano i profili dei collaboratori per capire che cosa facciano durante l’orario di lavoro da remoto.
UTEAM sottolinea che i datori di lavoro esaminano con particolare attenzione anche i profili social dei candidati. Da una pagina personale possono ricavare informazioni su interessi, carattere e atteggiamenti personali, oltre a confrontare i dati del curriculum con ciò che emerge dai social network.
Se ti interessa capire dove trovare referral, i social network restano tra i canali più efficaci per intercettarli.
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