La parola «surfing» è nota a molti, ma qui non c'entra lo sport sulle onde. Nel contesto dei servizi online indica la navigazione tra siti web, spesso organizzata come attività pagata o incentivata.
Accendi il computer, apri il browser, controlli la posta, leggi le notizie e visiti alcune pagine: in questo caso la navigazione diventa un'azione misurabile. Alcuni proprietari di siti sono disposti a pagare per ricevere visite, aumentare il traffico e dare più visibilità alle proprie pagine.
Un volume alto di visite può servire a entrare meglio in classifiche e directory, promuovere un prodotto o un servizio, attirare nuovi utenti e rendere più interessante uno spazio pubblicitario.
Da questa esigenza sono nate piattaforme che mettono in contatto chi cerca traffico con chi è disposto a visitare siti in cambio di una ricompensa. Incassano dagli inserzionisti e riconoscono una quota agli utenti che completano le visite. Nei contesti russofoni questi servizi vengono spesso chiamati SAR, sigla di «sistemi di pubblicità attiva»; per un lettore italiano è più chiaro parlarne come piattaforme di navigazione remunerata.
Il meccanismo è semplice: vieni pagato per aprire e guardare determinate pagine. Con l'autosurfing, invece, la visita viene gestita da un programma automatico. Non bisogna però aspettarsi scorciatoie facili: molte piattaforme riconoscono gli autoclicker e li bloccano dopo pochi minuti.
Alcuni servizi, al contrario, prevedono già una modalità automatica di visualizzazione delle pagine.
Per ogni sito visitato ricevi crediti, che in seguito puoi convertire in denaro reale. Prima di iniziare conviene però avere un portafoglio attivo su un sistema di pagamento compatibile.
LIVEsurf
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