L’algoritmo BERT è stato lanciato nel novembre 2019 e si basa su un nuovo approccio nell’uso delle reti neurali. Con questo aggiornamento globale, il motore di ricerca non si limita più a mostrare pagine semanticamente pertinenti: cerca anche di interpretare il contesto che l’utente inserisce nella query. Molti specialisti SEO temevano quindi che BERT potesse rivoluzionare la SERP e cambiare la posizione di gran parte dei siti, come era già successo con altri aggiornamenti importanti.
John Mueller, una delle figure più note di Google, ha risposto di recente ad alcune domande su BERT. Ha chiarito come opera l’algoritmo e in che modo ha inciso sul ranking delle pagine dopo il rilascio globale dell’aggiornamento. Le sue spiegazioni hanno ridimensionato le preoccupazioni degli specialisti SEO che temevano possibili cali di visibilità, soprattutto quando ottenere traffico gratuito verso il sito non è realistico senza una strategia solida.
Secondo Mueller, BERT non influisce sul ranking in modo diretto. Non spinge un sito più in alto o più in basso: aiuta Google a capire meglio di cosa parla una pagina. L’algoritmo serve soprattutto a riconoscere il contesto nelle query lunghe, dove l’assenza di una corretta interpretazione può portare facilmente a risultati poco pertinenti.
Mueller ha spiegato che, in generale, l’aggiornamento non può danneggiare un sito, perché si limita a interpretare il contenuto delle pagine. Un eventuale calo nei risultati di ricerca dipende quindi dalla scarsa coerenza tra il tema dichiarato e il contenuto effettivo della pagina, non dall’algoritmo in sé.
Se il crawler non riesce a capire chiaramente di cosa parla un sito, con ogni probabilità anche l’utente avrà la stessa difficoltà.
Per questo, i webmaster che hanno perso posizioni dovrebbero prima di tutto rivedere qualità, chiarezza e coerenza dei contenuti. Mueller sottolinea che i progetti ben allineati al proprio tema, come Autosurf, avranno maggiori possibilità di comparire davanti agli utenti rispetto al passato, mentre i siti fuorvianti resteranno indietro. È un altro passo di Google verso contenuti più utili e affidabili sul web.
LIVEsurf
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