Il podcast Search Off The Record racconta con regolarità diversi aspetti del funzionamento dei motori di ricerca, spesso utili a chi lavora sulla SEO. Tra le presenze ricorrenti c’è Gary Illyes, del team Google, che questa volta ha condiviso un dettaglio interessante: in alcuni contesti Google può interpretare certi contrari come sinonimi.
A sollevare la questione è stato John Mueller, altro referente Google molto seguito dagli specialisti SEO. Mueller ha chiesto in quali casi parole come “comprare” e “vendere” possano essere considerate sinonimi, pur avendo significati opposti. Illyes ha spiegato che, per entrambe le query, il sistema può includere anche pagine legate al significato contrario: chi cerca di comprare può trovare pagine che vendono prodotti e, viceversa, chi vuole vendere può intercettare potenziali acquirenti. Anche se “vendere” ha un peso molto inferiore rispetto a “comprare”, resta rilevante per la ricerca e non viene ignorato. Google quindi non guarda solo al significato letterale delle parole, ma anche all’intento della query, su cui costruisce i risultati di ricerca, anche quando l’obiettivo è acquistare traffico per un sito.
Illyes ha aggiunto che questa informazione offre poco vantaggio pratico a chi crea o gestisce siti. Non conviene quindi basare l’ottimizzazione su questo dettaglio. È più utile restare concentrati sul pubblico di riferimento e guidarlo verso l’azione desiderata. Il motore di ricerca decide da solo quando una query richiede anche risultati collegati a termini contrari; per questo non ha senso ottimizzare una pagina per entrambe le frasi chiave.
L’esempio mostra bene la differenza tra il modo in cui persone e macchine interpretano i contenuti. Gli utenti cercano informazioni aggiornate e pertinenti. Il motore di ricerca, invece, analizza il significato delle parole chiave e il contesto in cui vengono usate.
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