La spinta verso tecnologie più attente alla privacy sta cambiando in profondità il modo in cui funziona la pubblicità sui social network. Facebook è stata tra le prime piattaforme a parlarne apertamente. Nel blog ufficiale del social è comparso anche un aggiornamento sul nuovo modello pubblicitario basato sull’uso dei dati personali che l’azienda sta sviluppando.
Le tecnologie PET nascono per ridurre la quantità di dati trattati e rafforzare la protezione delle informazioni personali degli utenti. Per chi lavora nella pubblicità, però, questo scenario complica molto le cose: con meno dati disponibili, la personalizzazione perde efficacia e gli annunci diventano meno precisi nel targeting.
Facebook sta quindi investendo in un progetto pluriennale pensato per affrontare questo problema, mentre browser e sistemi operativi mobili adottano sempre più spesso soluzioni PET. L’azienda vuole collaborare con l’intero settore su questi standard per trovare un equilibrio tra tutela della privacy e pubblicità mirata, come nel caso dei servizi gratuiti di autosurf per siti web.
Una delle tecnologie già arrivate sul mercato si chiama MPC e permette a più aziende di collaborare senza che ciascuna acceda all’intero insieme di informazioni. Ogni partecipante riceve solo una parte dei dati, che restano cifrati in tutte le fasi del processo, così da garantire una protezione più solida per gli utenti.
Lo scorso anno è partito anche un test della soluzione PLM, basata sul metodo descritto sopra, per misurare l’efficacia della pubblicità nel nuovo contesto orientato alla privacy. In base ai risultati, la tecnologia dovrebbe essere resa disponibile nel 2022.
Facebook sostiene che queste tecnologie potranno generare valore solo se le aziende del settore lavoreranno insieme. Per questo il social network intende guidare diversi progetti congiunti nei prossimi anni. Nel frattempo, anche Google sta sviluppando nuove soluzioni pubblicitarie per un ecosistema senza cookie.
LIVEsurf
IT
RU


.bf739e4e9fd1c7bfdfa4.png)






