L’attributo alt ha perso da tempo parte del suo peso nella SEO tradizionale: l’algoritmo di ricerca non lo usa come leva diretta per ordinare i risultati, quindi molti webmaster finiscono per trascurarlo. Nella ricerca per immagini, però, resta uno dei segnali più importanti. Da qui è nata la domanda di alcuni specialisti: che cosa succede se nell’alt si inserisce un testo estraneo, magari legato a un brand?
John Mueller ha chiarito che una pratica del genere non porta alcun vantaggio ed è solo una perdita di tempo. Prima bisognerebbe aggiungere quegli alt, poi ripulirli, senza ottenere risultati concreti. Peggio ancora, un uso scorretto può danneggiare l’esperienza del sito: gli screen reader leggeranno informazioni fuorvianti e anche la pubblicazione di banner pubblicitari risulterà gestita in modo improprio.
Mueller ha aggiunto che un alt vuoto è preferibile a un alt sbagliato, confermando quanto già detto da Gary Illyes. Nel caso peggiore, il proprietario del sito potrebbe perfino esporsi a contestazioni legali. Conviene quindi scartare subito l’idea di inserire nomi di brand negli alt senza un reale rapporto con l’immagine.
Mueller ha ribadito anche che l’attributo alt ha più senso per i siti in cui le immagini sono il contenuto centrale: hosting di immagini, stock fotografici e gallerie. Negli altri casi, il possibile aumento di pubblico tende a essere minimo e difficilmente proporzionato al lavoro richiesto.
LIVEsurf
IT
RU


.bf739e4e9fd1c7bfdfa4.png)







