I giornalisti del Wall Street Journal hanno individuato uno schema nel funzionamento dei bot di ricerca di Google e hanno condotto una propria inchiesta. Secondo quanto riportato, il sistema privilegerebbe innanzitutto i servizi di proprietà dell'azienda, in particolare YouTube, assegnando loro una priorità più alta nel ranking. Di conseguenza, i concorrenti riceverebbero meno traffico e posizioni molto meno favorevoli, spingendoli a usare Websurf per migliorare le proprie metriche.
Secondo la testata, l'iniziativa sarebbe arrivata direttamente dai vertici di Google con l'obiettivo di aumentare la popolarità di YouTube. Per verificarlo, i giornalisti hanno scelto un metodo non convenzionale: hanno utilizzato un bot con impostazioni speciali, capace di raccogliere un ampio volume di dati di ricerca in modo imparziale. Il bot cercava video nel motore di ricerca, cambiava indirizzi IP e misurava con quale frequenza i risultati mostravano contenuti provenienti dai diversi servizi.
L'analisi dei dati ha indicato che, in quasi tutti i casi, YouTube compariva nettamente sopra i concorrenti, indipendentemente dal numero di visualizzazioni o commenti. Una notizia del genere poteva facilmente trasformarsi in uno scandalo, e Google ha risposto rapidamente con una smentita. Nel commento ufficiale, gli specialisti dell'azienda hanno precisato che gli algoritmi non favoriscono alcuna piattaforma nella selezione dei video, ma valutano i contenuti in modo neutrale sulla base di segnali specifici.
Non è la prima volta che un motore di ricerca viene sospettato di promuovere i propri servizi a danno dei concorrenti. Nel 2019 una vicenda simile ha coinvolto Yandex, accusata da cinque aziende russe. Solo il tempo dirà come stanno davvero le cose.
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