Nel nuovo episodio del podcast Search Off The Record, Martin Splitt ha affrontato diversi temi legati al funzionamento del motore di ricerca. Il passaggio più discusso riguarda però i web worker e i problemi di questo ambiente. I web worker sono thread specializzati del browser che eseguono script JS senza bloccare l'event loop.
In termini pratici, i web worker aiutano a superare il limite del singolo thread tipico dell'ambiente JS. Per gli sviluppatori è un vantaggio importante: possono spostare su thread separati attività lunghe e calcoli complessi che non sarebbero gestibili con le funzionalità di base di JavaScript. Google, però, incontra varie difficoltà nell'elaborare questo tipo di codice. Alcuni bug sono aperti dal 2018, l'anno in cui Splitt è entrato in azienda.
I web worker non si integrano bene nel sistema di rendering, anche se questo non viene considerato un problema critico. Secondo i dati raccolti da Splitt, questo codice è usato raramente nel settore e, quando si parla di contenuti, viene quasi sempre evitato. Proprio per questo, da tre anni nessuno modifica il comportamento dei web worker. Il risultato è che il rendering può discostarsi dalle aspettative e un audit approfondito del sito può non restituire dati precisi.
Il team di rendering di Google continua a non considerare prioritario il problema dei web worker, perché la quota di utenti che li utilizza è molto ridotta. Non ci sarebbe quindi una reale necessità di riconfigurare Googlebot per interpretare correttamente questi segnali. Splitt, dal canto suo, ha dichiarato di non sapere quanto siano diffusi oggi i web worker e ha invitato sviluppatori e professionisti SEO a condividere osservazioni e casi concreti.
Secondo Martin, l'obiettivo è capire se il problema sia davvero marginale oppure se abbia un impatto più ampio e meriti una soluzione.
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