Chiunque abbia promosso un profilo Instagram vuole capire quali cambiamenti aspettarsi nel 2020.
Arriva la funzione per nascondere i like
Questa opzione, pensata per rendere i like non visibili al pubblico, dovrebbe entrare in uso da maggio. All’inizio è stata testata in Canada e in altri Paesi; verso la fine del 2019 ha iniziato ad apparire anche su alcuni account russi. Al momento la novità non funziona ancora in modo uniforme: alcuni profili non vedono più il conteggio pubblico dei like, mentre per altri tutto resta invariato.
Chi lavora con influencer e creator dovrà tenerne conto: stimare il loro tasso di engagement sarà meno immediato.
Potrebbero aumentare anche gli screenshot ritoccati con Photoshop. Per questo conviene verificare il coinvolgimento reale con strumenti di analytics, invece di affidarsi solo ai dati inviati dal creator.
L’attenzione si sposterà sempre di più sul numero dei commenti e, soprattutto, sulla loro qualità.

Il numero di follower conterà meno: al centro ci sarà la copertura
Il valore del numero di follower continuerà a diminuire a causa del calo della copertura organica. Facebook ha introdotto questa logica per primo. L’esperienza nella promozione su Instagram mostra che gli account di grandi dimensioni spesso non superano l’8% di copertura e, più crescono, più rapidamente cala la visibilità dei post.
Nel 2020 conviene quindi spostare sulla copertura il budget che prima veniva usato per acquisire nuovo pubblico. Questo vale sia per il targeting, sia per la pubblicità tramite blogger. I follower Instagram, da soli, non sono più il parametro decisivo: non ha senso spendere cifre enormi per comparire su profili milionari. La stessa esposizione può arrivare dai micro-influencer, spesso con costi molto più bassi.
Blocco dei giveaway
Instagram vieta i concorsi di tipo giveaway, indipendentemente da chi li organizza: un piccolo creator o una celebrità. Queste iniziative rischiano il blocco. Per esempio, l’anno scorso la piattaforma ha bloccato i giveaway di Timati e Galkin e nel 2020 continua a contrastare attivamente questo formato.
Gli utenti non dovrebbero più considerare normale l’eccesso di concorsi, anche quando sono organizzati da più blogger insieme.
Il 2020 non sarà più l’anno in cui i giveaway spingevano i profili a partecipare a iniziative simili. Alcuni pensano ancora che un account cresca grazie ai giveaway, ma spesso cresce solo finché il proprietario continua ad alimentare quel meccanismo.
Chi usa queste dinamiche vuole aumentare i follower e compensa la loro perdita con nuovi giveaway. Ma chi partecipa solo per vincere un premio o ottenere qualcosa gratis non farà salire le vendite: può soltanto creare un’impressione temporanea di crescita.

Bot e pratiche di crescita artificiale diventeranno più costosi
I metodi grigi di crescita artificiale stanno perdendo efficacia. Molti usavano mass following, mass liking e visualizzazioni automatizzate, così gli sviluppatori hanno cambiato le regole e introdotto nuovi limiti alla raccolta dati. Ora il servizio consente non più di 300 tentativi per singolo account.
Inoltre, già dal 2019 Instagram combatte i bot collegati ad account dedicati e spesso li elimina o li blocca dopo 24 ore di attività. Quando un bot viene eliminato, comprare nuovi dati può diventare una spesa pesante per chi usa strumenti di scraping.
Nel 2020 raccogliere il pubblico di un concorrente diventerà molto più costoso: serviranno numeri di telefono e indirizzi email. Una base dati si potrà forse ottenere, ma sarà molto ridotta.
Quando si imposta pubblicità mirata, bisognerà quindi lavorare con le possibilità offerte dagli strumenti ufficiali di targeting. I chatbot sono più utili se integrati nel funnel di vendita.

Le meccaniche di gioco restano efficaci
La gamification rimane uno dei metodi più efficaci per attirare e trattenere il pubblico. Nel 2019 una delle meccaniche più note è stata quella delle aste STOP.
Funzionava così: sotto un post con un contest veniva lasciata nei commenti la parola STOP e agli utenti veniva assegnato un compito. Il primo a scrivere un commento dopo quella parola riceveva un premio. Una dinamica simile genera un volume molto alto di commenti.
Un altro trend interessante sono le maschere AR, sempre più popolari grazie all’attività degli utenti. Per esempio, quando qualcuno pubblica una maschera nelle Stories, in alto a sinistra compare il nome e il link all’account di chi l’ha creata.
Con le GIF la logica è simile: vengono usate spesso nelle Stories, ma non resta un link al proprietario. In compenso, una GIF brandizzata può includere un riferimento al marchio.
Maschere e GIF brandizzate diventeranno ancora più diffuse. Le nuove opzioni e l’interattività nelle Stories aumenteranno il volume dei post e dei contenuti effimeri, con vantaggi anche per Instagram stesso.
Nel 2020 crescerà anche la domanda di servizi per monitorare i commenti. I loro costi, però, tenderanno ad aumentare, perché i cambiamenti delle API introdurranno nuovi limiti alla consultazione dei dati.

Bisognerà concentrarsi sui clienti, non solo sui numeri
Nel nuovo anno diventerà centrale un approccio più completo alla crescita del business. L’ossessione per i numeri perderà peso: il modello puramente data-driven appartiene sempre più al passato.
Anche il lavoro sui KPI cambierà in modo significativo. Le metriche di performance dovranno essere collegate agli obiettivi reali e il percorso dell’utente andrà tracciato con strumenti di analytics end-to-end.
Già l’anno scorso molte aziende hanno capito quanto conti la qualità del pubblico. Chi ha lavorato con i giveaway ha visto che ad abboccare per primi sono spesso utenti con bassa capacità di spesa, che in realtà non hanno intenzione di acquistare il prodotto.
Anche contando like e commenti, non si ottiene una lettura completa: questi segnali incidono sulle vendite solo in modo indiretto. Anche le promozioni hanno un effetto limitato nel tempo, e abituare il pubblico a comprare soltanto con lo sconto non è una buona strategia.
Analizzare il comportamento dei consumatori solo attraverso le metriche non basta più, perché questi dati non sono abbastanza precisi. Per valutare il lavoro di SMM su Instagram, diventa più utile un approccio data-informed, che cosa sono i chatbot.
Il punto di partenza devono essere gli utenti: bisogna studiarli e capire come il loro comportamento incide sugli indicatori. Case study brillanti e metriche da presentazione non bastano più. Conteranno la continuità nella gestione dell’account Instagram, la qualità del traffico e il valore editoriale dei contenuti.

La naturalezza è di tendenza
Molti brand considerano il content marketing uno strumento estremamente efficace, e su Instagram il contenuto resta fondamentale. Le tendenze attuali puntano su un’estetica più autentica: colori vivi, luce diurna, tipografia originale e animazioni leggere. Anche descrizioni curate e utili continuano a guadagnare importanza.
Poiché Instagram resta una piattaforma da cui gli utenti escono raramente tramite link esterni, conviene raccontare le proprie storie direttamente lì. Meglio parlare di nuove tendenze, concentrarsi sul valore del brand e offrire consigli utili ai follower.
Nel 2020 il tono artificioso e ostentato non funziona più: l’immagine del successo costruito a tavolino ha stancato. Oggi vengono apprezzati molto di più l’umorismo, una sana autoironia e un modo di comunicare più spontaneo. Restano spazio anche per video pubblicitari provocatori, caotici e pensati soprattutto per intrattenere.

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