John Mueller, portavoce di Google molto attivo nelle risposte alla community, ha chiarito come viene trattato l’audio inserito in una pagina. Aggiungere una traccia audio o una versione letta di un articolo non incide sul posizionamento nei risultati di ricerca, anche se Google valuta positivamente le soluzioni che migliorano l’esperienza degli utenti.
Molti siti pubblicano versioni audio di articoli, notizie e altri contenuti per rendere la fruizione più comoda e accessibile. Quei file, però, non diventano un segnale autonomo di ranking: spesso Google li interpreta in modo simile ai contenuti video. Possono quindi comparire in uno snippet video e dare un po’ di visibilità in più, ma non quanto ci si potrebbe aspettare da un vero asset ottimizzato per la ricerca.
Mueller ha escluso anche un altro timore diffuso: la versione audio non viene considerata contenuto duplicato. In pratica, il file non porta né vantaggi né penalizzazioni dirette per il posizionamento. Per gli utenti può comunque essere una funzione utile, quindi non serve eliminarla solo perché non genera suggerimenti di ricerca.
Una pagina con audio può risultare più utile per chi la consulta e può essere condivisa più facilmente sui social o tramite link diretto. Dal punto di vista di Google, però, non è una leva di promozione organica.
Per il ranking contano molto di più immagini e video ottimizzati per la SEO. Questi formati possono posizionarsi separatamente e portare nuovi visitatori, cosa che i normali file audio non fanno. L’eccezione sono i podcast, un formato specifico che su Google segue regole proprie.
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