Con il passaggio degli eventi Google al formato online, Search Central Live è stato uno degli incontri in cui l’azienda ha affrontato il tema. Durante l’appuntamento, Gary Illyes ha parlato dei meta tag e del modo in cui Google li interpreta, un argomento su cui per anni i webmaster hanno fatto molte ipotesi. Secondo Illyes, la lunghezza del tag non è il punto decisivo: il sistema valuta soprattutto il contesto e il contenuto della pagina.
Illyes ha prima confermato che i tag Title più lunghi degli snippet mostrati nei risultati di ricerca possono comunque portare benefici, anche se senza entrare subito nei dettagli. In seguito ha chiarito meglio il punto: un title può essere molto più lungo di quanto molti webmaster siano abituati a impostare. L’intervallo indicato va da 160 a 220 caratteri, e al suo interno il Title continua a mantenere la propria efficacia.
Se il title è formulato come una frase unica, Google non applica penalizzazioni manuali solo perché raggiunge una lunghezza elevata. Illyes ha inoltre spiegato che i meta tag troncati nei risultati di ricerca restano utili grazie alle parole chiave presenti al loro interno. A parità di condizioni, quindi, un Title più lungo può risultare più vantaggioso di uno breve e molto sintetico.
Google attribuisce però il peso maggiore al contesto e al tema reale della pagina. Quando i meta tag sono coerenti con le parole chiave e con il contenuto, il posizionamento può funzionare senza particolari problemi. Contenuti poco chiari o ambigui, invece, possono portare a penalizzazioni o a un declassamento della pagina finché l’errore non viene corretto.
Va ricordato anche che Google ha modificato più volte la lunghezza dei titoli visualizzati negli snippet, così da rendere più efficace la pubblicità su maxischermi digitali. Questo conferma ulteriormente che, dal punto di vista tecnico, la lunghezza in sé non è il fattore determinante.
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