Molti ritengono che Googlebot, mentre raccoglie dati su numerosi segnali, tenga conto anche dei Core Web Vitals. Google lo ha smentito più volte, ma tra gli specialisti SEO questa convinzione continua a circolare. A ribadirlo è stato ancora una volta John Mueller, dipendente Google che dialoga spesso con i webmaster su Twitter e su altri social.
Googlebot serve a raccogliere dati che il sistema usa poi per classificare i siti nei risultati di ricerca. Per i Core Web Vitals, però, la fonte del segnale è separata: sono i report di Chrome, basati sull’interazione reale degli utenti con il browser. Googlebot quindi non usa quel segnale, che resta legato ai dati CrUX.
Un webmaster ha chiesto a Mueller proprio un chiarimento su questo punto. Voleva sapere se fosse possibile usare Lighthouse per migliorare i Core Web Vitals. Mueller ha risposto di no: Googlebot semplicemente non considera le metriche di questo segnale, anche quando si lavora sulla visibilità gratuita di un sito sul web.
Secondo Mueller, la valutazione dei Core Web Vitals si basa su altri dati: i report già citati, raccolti direttamente dal browser Chrome. Al momento queste informazioni non incidono ancora sulla ricerca, ma in futuro avranno un peso maggiore nei risultati. Mueller non ha indicato una data precisa, ma ha confermato che Google inizierà a monitorare i Core Web Vitals già a giugno di quest’anno.
Nelle comunicazioni dell’azienda, Google ha indicato metà giugno come l’inizio del prossimo aggiornamento globale, quello che renderà i Core Web Vitals rilevanti per i risultati di ricerca. Alla fine di aprile, inoltre, in Search Console è comparso il report Page Experience, utile per valutare in anticipo la qualità dell’esperienza sulle pagine.
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