Durante una discussione al Forum economico internazionale di San Pietroburgo, gli editori russi hanno sollevato il tema della remunerazione dei contenuti e della distribuzione dei ricavi generati dal loro utilizzo. A loro avviso, il modello attuale non è equo. La soluzione proposta è imporre alle piattaforme digitali di pagare i titolari dei diritti per l’uso dei contenuti, definendo un sistema di calcolo trasparente e accettabile per tutte le parti, sul modello di una piattaforma di referral.
Una dinamica simile si è già vista nell’Unione Europea, in particolare in Francia. Anche l’Australia ha approvato una normativa dello stesso tipo. Dopo lunghe trattative con i motori di ricerca, sono arrivate regole che obbligano gli aggregatori a pagare per le notizie e per contenuti analoghi. I rappresentanti dei maggiori editori russi ritengono utile adottare questa esperienza, considerandola una strada più equa e promettente.
Secondo gli esperti, la presenza di grandi piattaforme digitali come VKontakte, Yandex e Google rende necessario affrontare la questione a livello statale. Una legge permetterebbe di negoziare con i partner e definire criteri condivisi per distribuire profitti e compensi. Gli editori sottolineano inoltre che il problema non riguarda solo i pagamenti, ma anche la dipendenza da queste piattaforme: quando i contenuti vengono adattati a requisiti in continuo cambiamento, l’utente finale finisce per riceverne meno.
Google si era già adeguata a condizioni simili nell’UE in due fasi: prima con i pagamenti, poi con l’introduzione di un programma di anteprima estesa delle notizie nella ricerca, pensato per soddisfare tutte le parti coinvolte.
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