La London School of Economics and Political Science ha analizzato il rapporto di una persona media con lo smartphone per capire da dove nasca questa dipendenza. I ricercatori hanno concluso che attribuire la colpa alle notifiche è poco fondato: secondo i dati, assorbono solo l’11% dell’attenzione, mentre la navigazione online e sui social network pesa molto di più.
Lo studio è stato condotto con la partecipazione di 37 persone provenienti da Regno Unito, Francia e Germania, con un’età media di 25 anni. Durante il periodo di osservazione sono state registrate 1.130 interazioni, poi analizzate per capire quali attività richiamassero più spesso gli utenti.
Al primo posto c’è WhatsApp: oltre il 22% delle interazioni riguardava questa applicazione. Al secondo posto compare il controllo della schermata di blocco, con il 17%. Il terzo posto, senza grandi sorprese, va a Instagram, responsabile del 16% di tutte le interazioni con il telefono.
Anche le altre attività seguono uno schema prevedibile: il feed di Facebook e la posta elettronica hanno raccolto rispettivamente il 16% e il 6% delle interazioni. Le chiamate sono risultate il modo meno frequente di usare il telefono, con meno dell’1% dell’attenzione registrata.
I ricercatori hanno inoltre rilevato che gli utenti attribuiscono meno importanza alle chat di gruppo e tendono a ignorarne i messaggi più spesso rispetto alle conversazioni private. Una possibile spiegazione è che questi gruppi vengano percepiti come una fonte di stress cronico, ma serviranno ulteriori studi per chiarirlo.
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