Nessuno era davvero preparato a una pandemia globale di coronavirus, ed è anche per questo che il COVID-19 si è diffuso quasi ovunque. Le misure di quarantena hanno inciso su ogni ambito della vita quotidiana e del business. Alcuni settori, come lavoro da remoto, videogiochi e consegne a domicilio, sono cresciuti; gran parte del mercato, però, è entrata in forte contrazione.
Il cambio dei trend online
I trend sono cambiati in modo evidente: il coronavirus ha occupato il centro dell’attenzione. Secondo i dati Wordstat, solo in Russia le ricerche sul tema hanno già superato i 106 milioni. Di conseguenza, gran parte delle notizie, degli articoli e dei contenuti online ruota attorno alla pandemia.
Le persone cercano informazioni sul COVID-19 con urgenza, dai sintomi alle misure di prevenzione. Su questa spinta, i principali media e motori di ricerca hanno creato hub dedicati, dando risalto a notizie e aggiornamenti sull’argomento. Anche VKontakte ha aperto un feed separato per seguire le ultime novità senza uscire dal social network.
In questo scenario sono emersi altri due trend stabili e molto visibili:
- aiuto alle persone. Rientrano qui i numerosi codici promozionali gratuiti, le iniziative omaggio, i contenuti su come vivere meglio l’isolamento e i software per la didattica da casa. Cresce anche l’interesse per consigli su dove ordinare cibo, quali film guardare e su quali piattaforme, come passare al lavoro da remoto o trovare un impiego a distanza;
- stanchezza verso le notizie sul coronavirus. Quando un tema pesante come il COVID-19 compare su ogni portale di informazione, il pubblico inizia a esserne saturo. Instagram si è distinto nel tentativo di alleggerire le giornate: molti psicologi condividono nei propri account consigli utili per gestire ansia e depressione.
La pandemia, però, non ha cambiato solo il panorama informativo. Questo brusco spostamento dei trend ha colpito duramente il CPA e soprattutto il CPC, con un calo generale di ricavi e clic.

Come il COVID-19 ha cambiato il lavoro degli affiliati
Similarweb ha mostrato con chiarezza come siano cambiati i settori online tra i mesi invernali e quelli primaverili. I comparti più colpiti, come prevedibile, sono stati viaggi ed eventi. Chiusura delle frontiere, rinvii di incontri e concerti, rimborsi dei biglietti: tutto questo ha danneggiato pesantemente le aziende attive in questi ambiti.
Le community professionali, come SearchEngines, segnalano due problemi principali per publisher e affiliati in questa fase complessa. Il primo è il calo del traffico complessivo. Subito dopo arriva la riduzione dei ricavi per mille visitatori, un tema che ha acceso molte discussioni alla ricerca di soluzioni pratiche.
Il coronavirus ha inciso su entrambi i modelli, CPC e CPA. La causa del calo dei ricavi è comune, ma ciascun modello ha subito una dinamica diversa.
CPC
Il modello ad asta del costo per clic, usato da reti come Google Ads, dipende dal numero di inserzionisti disposti a competere. Più inserzionisti partecipano, più sale il prezzo di un clic. Quando l’interesse verso una determinata query diminuisce, anche il costo medio scende.
Il cambiamento globale dei trend ha quindi messo sotto pressione questo equilibrio. Il comportamento degli utenti ha spinto molte aziende e brand a rivedere approccio, budget pubblicitari e strategia. Il calo della domanda porta a congelare o cancellare la pubblicità e, di conseguenza, a una diminuzione del costo per clic.
Rispetto a marzo dell’anno precedente, il prezzo per clic è sceso del 20% e il calo potrebbe continuare.
CPA
Il modello CPA segue un’altra logica di pagamento: si paga per un’azione completata. Per questo la riduzione del valore non è stata altrettanto brusca. Anche con trend che cambiano rapidamente, infatti, questo modello può ancora generare risultati e margini.

A differenza del CPC, la remunerazione per azione non ha subito variazioni dirette di prezzo. I ricavi dei publisher affiliati sono comunque diminuiti per via del calo delle conversioni in quasi tutti i verticali. Inoltre, anche il modello CPA ha incontrato diversi problemi:
- il verticale tour e viaggi è stato colpito duramente dalla chiusura delle frontiere, con un aumento dei rimborsi. Le commissioni che prima venivano approvate regolarmente ora vengono spesso respinte dagli inserzionisti;
- in generale sono aumentati i prodotti soggetti a reso: molte persone acquistano pensando al futuro. Questo ritarda il pagamento delle commissioni sulle prenotazioni;
- alcuni inserzionisti hanno inoltre allungato il periodo di validazione o chiuso i programmi affiliate.
Il CPA ha subito gli effetti della crisi, ma si sta adattando gradualmente. Per il CPC il quadro è meno favorevole.
Perché il CPA è più conveniente
Nel modello CPC, l’inserzionista paga quando un visitatore clicca sull’annuncio. Finché il profitto supera il costo della campagna, il flusso di ricavi resta sostenibile. Anche in tempi normali, però, l’equilibrio può cambiare rapidamente; con la crisi attuale è ancora più difficile parlare di stabilità.
Il CPA, invece, prevede il pagamento per un’azione completata: non una semplice visita al sito, ma l’acquisto di un prodotto o la richiesta di un servizio. In questo modo l’inserzionista riduce il rischio di spendere budget senza ritorno, e il vantaggio riguarda entrambe le parti. Per questo il CPA diventa un modo efficace per monetizzare il traffico, anche quando i volumi si riducono.

Nel CPA, inoltre, gli inserzionisti possono aumentare temporaneamente le tariffe. Nel CPC, invece, il valore resta spesso minimo, anche quando il traffico è di buona qualità. Questo riduce i ricavi e spinge molti operatori ad abbandonare il modello pubblicitario basato sul clic.
Cosa aspettarsi in futuro
Il CPC non sparirà: è un sistema consolidato e, pur attraversando una crisi, può superarla senza perdite strutturali. Entrambi i modelli resteranno quindi utilizzabili quando trend e mercato torneranno a una situazione più regolare. Gli esperti, però, prevedono che gli inserzionisti gestiranno i budget pubblicitari con molta più attenzione.
La crisi ha mostrato che il CPA è più trasparente. Riduce i rischi e proprio per questo attira gli inserzionisti. Se continuerà a reggere durante l’intero periodo di instabilità, questo modello potrebbe diventare molto più popolare.

Per i publisher affiliati, la priorità è prepararsi a una ripartenza graduale e restare pronti a cambiare partner o condizioni operative.
- prepararsi a una domanda in crescita. Nonostante dati e statistiche negative durante la crisi, prima o poi questa fase finirà. Conviene quindi preparare in anticipo il proprio progetto per ripartire con più forza: aggiornare la piattaforma esistente o iniziare a svilupparne una nuova;
- imparare ad adattarsi rapidamente. Non tutte le aziende supereranno questo periodo difficile: alcune potrebbero chiudere, cambiare programma affiliate o modificare le condizioni. In questa fase contano flessibilità, partner affidabili e capacità di reagire subito ai nuovi termini.
Non è possibile cambiare l’andamento generale del mercato, quindi ai publisher resta una priorità concreta: prepararsi al dopo. Traffico e vendite torneranno a livelli più normali; nel frattempo puoi migliorare il progetto, definire una strategia di crescita per l’uscita dalla crisi e acquisire nuove competenze in autonomia.
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