Google finisce di nuovo sotto pressione tra controversie e procedimenti. Dopo la causa persa in Australia, dove l’accusa sosteneva che il gruppo raccogliesse dati degli utenti senza consenso, il nuovo fronte si apre in Turchia: le autorità contestano alla società il peso dominante nel mercato della ricerca online.
Secondo l’autorità antitrust turca, Google controlla una parte significativa della ricerca su Internet e avrebbe usato questa forza in modo abusivo. Il nodo riguarda soprattutto il turismo: nei risultati di ricerca, i servizi alberghieri legati a Google riceverebbero maggiore visibilità, mentre i concorrenti finirebbero più in basso. Criticità analoghe sarebbero emerse anche nei servizi Google per confrontare i prezzi delle strutture.
Il tribunale antitrust ha esaminato il caso e ha imposto all’azienda di intervenire. La decisione prevede verifiche su questi servizi, così da garantire ai concorrenti condizioni paragonabili a quelle di Google. Il monitoraggio durerà sei mesi; nei cinque anni successivi la società dovrà trasmettere relazioni dettagliate all’autorità antitrust.
Google non ha contestato la decisione e ha confermato la collaborazione con l’autorità, compresa la condivisione dei dati richiesti. La società sostiene che i propri servizi di ricerca siano pensati per rafforzare la concorrenza; l’intervento dell’antitrust potrebbe però aprire più spazio ad altre aziende e dare nuovo slancio alla pubblicità gratuita.
Un procedimento simile è stato avviato di recente anche contro Yandex, principale motore di ricerca nel mercato russo. L’indagine è ancora aperta e continueremo a seguirne gli sviluppi.
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