Nel podcast Search Off The Record, Gary Illyes ha spiegato come funziona la ricerca universale e come Google integra i risultati verticali nella SERP. È un’informazione rilevante per gli specialisti SEO, perché permette di osservare più da vicino la logica degli algoritmi di ricerca e di capire meglio i meccanismi di ranking che possono poi orientare il posizionamento e la visibilità organica dei siti.
Secondo Illyes, il motivo per cui in alto compaiono a volte gli snippet in evidenza e, in altri casi, notizie, video o immagini dipende da una diversa “offerta” per le posizioni. Google analizza con attenzione i clic degli utenti, li collega a un determinato tema e a un tipo di contenuto, quindi applica questi segnali ai contenuti sullo stesso argomento. Se gli utenti cliccano più spesso sulle immagini, il motore di ricerca capisce che per quella query è più utile mostrare un carosello di immagini invece di notizie o video: sarà una risposta più pertinente.
Illyes ha paragonato la pagina dei risultati a una sala d’asta: i vari risultati fanno offerte per le posizioni desiderate. La composizione finale resta però guidata dagli interessi degli utenti, che sono il riferimento principale dell’algoritmo.
Google non classifica i singoli contenuti soltanto in base ai clic, per esempio documenti o immagini specifiche. Il segnale riguarda soprattutto il tipo di funzione di ricerca che il sistema decide di mostrare nella SERP per una determinata query.
Ogni risultato dell’indice riceve un punteggio ai fini del ranking. Google elabora poi i risultati provenienti da tutte le sezioni per combinarli in un’unica esperienza di ricerca universale. Gli indici, quindi, competono per una posizione in una specifica pagina dei risultati, e l’utente vede l’esito finale, come sul sito redsurf client.
Illyes ha aggiunto che alcuni elementi possono avere una posizione preferenziale in base alle scelte del motore di ricerca, ma si tratta di casi particolari e non frequenti.
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