I blogger virtuali allarmano i media occidentali

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I blogger virtuali allarmano i media occidentali

Linda Papadopoulos, nota psicologa britannica e ambasciatrice dell'organizzazione non profit Internet Matters, ha sollevato una questione delicata: l'impatto degli influencer virtuali sulla mente ancora fragile di bambini e adolescenti.

Secondo diversi media britannici, dietro questi creator inesistenti ci sono aziende che costruiscono una realtà ingannevole, mescolando vita reale e mondo digitale. L'obiettivo è spesso commerciale, per esempio la promozione del sito di un negozio online. Molti psicologi e giornalisti, però, vedono in queste strategie un rischio concreto per i più giovani.

Da dove nasce l'allarme

Un esempio evidente di questo marketing online con realtà aumentata è lo spot di Calvin Klein in cui una vera top model bacia una ragazza virtuale. La voce fuori campo suggerisce che nella vita tutto sia possibile e che, volendo, si possano realizzare perfino sogni che nessuno avrebbe mai creduto raggiungibili.

Secondo Papadopoulos, con gli influencer digitali i brand e le grandi aziende pubblicano contenuti popolati da ragazze e ragazzi perfetti. Sono immagini costruite per il marketing e offrono ai grandi gruppi commerciali uno strumento molto efficace per influenzare il pubblico giovane.

Internet Matters informa i genitori sui rischi che emergono sempre più spesso online. L'organizzazione promuove anche percorsi di educazione digitale per insegnare a bambini e adolescenti un uso più consapevole e sicuro della rete. Diverse aziende note la sostengono, anche perché Internet Matters gode di una forte autorevolezza presso il pubblico britannico.

I suoi rappresentanti sottolineano che gli influencer surreali non sempre nascondono di essere bot, ma ogni loro post è costruito come se parlasse di persone reali. Gli influencer virtuali vengono progettati con tratti molto vicini a quelli umani.

Un caso citato spesso è quello creato dalla società statunitense Brud: la modella e cantante Lil Miquela viene raccontata come sentimentalmente legata all'influencer virtuale Blawko. Lo stesso Blawko ha 145.000 follower su Instagram e promuove creme di un marchio noto. Nei suoi post “racconta” che il medico gli avrebbe consigliato di provare quel prodotto.

Una persona digitale, però, non può avere problemi di pelle, tantomeno un medico personale. Eppure l'insieme appare estremamente realistico.

Blawko ha persino hobby dichiarati: va in skateboard, “gioca” a basket, “beve” birra e “frequenta” celebrità. Da dove arrivino i soldi per tutte queste attività, naturalmente, non viene spiegato.

Una vita a tutti gli effetti

Le identità virtuali partecipano attivamente alla promozione di marchi famosi di moda, cosmetici, profumi e persino bevande alcoliche. La cantante inesistente Bermudaisbae è stata coinvolta anche in un progetto legato alla campagna presidenziale durante le ultime elezioni negli Stati Uniti.

Questi influencer surreali si comportano come persone vere, spesso con atteggiamenti da star. Lil Miquela, per esempio, scrive in modo molto naturale dei suoi gusti musicali, distinguendo i brani che ascolta spesso da quelli che semplicemente le piacciono. “Racconta” di aver trovato un remix interessante e invita i follower a condividere quella passione. Ma una personalità digitale non può provare piacere ascoltando musica.

Moltissimi follower seguono la “relazione” tra Blawko e la fittizia Lil Miquela. Si preoccupano quando nel suo stato appare un messaggio sulla solitudine, mentre la sua ragazza nel frattempo bacia Bella Hadid.

Tutto viene presentato come se queste figure digitali fossero celebrità vere. I loro creatori cercano di rendere il mito di una vita spensierata il più credibile possibile.

Il risultato è ambiguo e difficile da decifrare. Bambini e adolescenti faticano a distinguere tra eventi reali e contenuti aumentati o costruiti, ed è proprio questo a preoccupare gli esperti.

Preoccupazioni non infondate

Secondo Linda Papadopoulos, questi cambiamenti sono particolarmente complessi per i ragazzi, perché in quell'età il bisogno di modelli da imitare è molto forte. I modelli creati dai marketer, però, non esistono e non sono adatti alla psiche dei bambini.

Gli influencer nascono per catturare attenzione e coinvolgere il pubblico, e spesso ci riescono molto bene. Attraverso di loro gli utenti possono provare ansia, paura e rabbia.

Linda conclude che, se non è realistico vietare ai bambini di seguire la vita di personaggi non reali, bisogna insegnare agli adolescenti il pensiero critico. Devono imparare a chiedersi se una persona o un gruppo stia esercitando influenza, e soprattutto perché e con quale scopo.

Un intervento apparso sulla stampa a firma di Peter Fonagy, direttore di un centro britannico di psicologia infantile, ha rafforzato le preoccupazioni di Papadopoulos. Anche lui ritiene che, attraverso la tecnologia, qualcuno stia cercando di imitare processi psicologici profondi dell'essere umano.

Per questo le figure virtuali ispirano fiducia. La differenza rispetto alla posizione di Papadopoulos è che Fonagy ipotizza un ruolo dell'intelligenza artificiale nella gestione di questi influencer inesistenti.

Fonagy afferma che l'IA può essere programmata per conquistare la fiducia di una parte del pubblico. Precisa di non voler alimentare il panico, ma di voler attirare l'attenzione su un punto: una forma di intelligenza artificiale può imitare aspetti importanti del funzionamento della mente umana. Che sia vero o meno, e chiunque si trovi dietro questi influencer, il problema resta.

Esistono figure autorevoli persino nella realtà virtuale che a prima vista non sembrano affatto finte, e questo è inquietante. È importante capire che simili identità digitali possono esercitare influenza politica e non solo.

Gli specialisti della salute mentale lanciano l'allarme, ma non esistono ancora prove che influencer virtuali e IA siano la stessa cosa. Un account digitale con opinioni politiche, però, non è solo assurdo: può anche diventare rischioso.

La fabbrica dei volti virtuali

Nel Regno Unito esiste persino una sorta di studio dove vengono creati influencer virtuali. Il fondatore è Cameron-James Wilson, fotografo già noto, che si occupa della “nascita” di persone digitali. Alcune di loro hanno già partecipato a campagne pubblicitarie per automobili e marchi di moda.

In una collaborazione tra Tiffany e Wilson, organizzata da una nota rivista australiana, la promozione dei gioielli è stata affidata a Shudu, una supermodella digitale ultrarealistica.

Il suo autore l'ha creata con una texture della pelle insolita, non tipica di una persona reale, ma capace di catturare subito lo sguardo. Wilson sostiene che ognuno abbia una propria idea di realtà e che tutto dipenda dal punto in cui tracciamo il confine con la fantasia.

Wilson è un adulto e ha pieno diritto di scegliere come guadagnare online con internet, ma gli psicologi preoccupati vedono un problema. Gli influencer virtuali incidono fortemente sul modo in cui gli adolescenti costruiscono la propria idea di realtà.

Le celebrità digitali finiscono per proporre standard irrealistici di bellezza e stile di vita. I bambini che seguono queste figure surreali possono convincersi che nella vita conti soprattutto essere bellissimi. Solo così, pensano, la vita sarà perfetta e sui social arriveranno molti follower. Di conseguenza, le ragazze potrebbero desiderare diamanti e lusso, mentre i ragazzi potrebbero puntare a un'auto costosa. Dove e come ottenerli, ovviamente, i marketer non lo spiegano.

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Nastja Chekhova
Nastja Chekhova
Marketing
Scritto il 13 aprile 2026 alle ore 13:17
Aggiornato il 22 maggio 2026 alle ore 12:51
Nastja Chekhova
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